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Dal disgelo ad un nuovo raffreddamento. Dalle dichiarazioni
di reciproca apertura ad una quasi-rottura delle trattative.
Il "caso Ici" che oppone gli enti religiosi a Palazzo Tursi
non accenna a placarsi, come confermano le parole di don
Alberto Lorenzelli, presidente della Conferenza che riunisce
tutti gli enti religiosi della Liguria: «La nostra posizione
e quella del Comune sono molto diverse. E' vero che la
richiesta di pagamento dell'Ici è sospesa, ma noi chiediamo
che venga annullata. L'interpretazione che dà
l'amministrazione comunale è riduttiva e potrebbe portare ad
un disastro totale».
La vicenda Ici è anche una spina politica nel fianco
dell'amministrazione di centrosinistra. La Margherita è in
fibrillazione. «E' indubbio che si tratta anche di un caso
politico - dice il capogruppo Claudio Gustavino - Non
ritengo che sia il caso di fare i primi della classe
nell'applicare questa norma, che ha bisogno di
approfondimenti giuridici. Un'attività che non può essere
svolta con la spada di Damocle del pagamento che pende sulla
testa degli istituti ecclesiastici. Così com'è arrivato un
bollettino, mi aspetto un gesto forte e concreto che lo
cancelli».
Guastavino non lo dice, ma con la discussione del bilancio
alle porte, l'opposizione della Margherita sulla vicenda Ici
potrebbe diventare argomento delicatissimo.
L'incontro tecnico del 5 gennaio non è servito ad avvicinare
le posizioni, anzi sembra averle ulteriormente divaricate.
Gli enti ecclesiastici hanno presentato una memoria e adesso
attendono una risposta da Palazzo Tursi, ovviamente nella
speranza che venga incontro alle loro istanze. Ipotesi che
appare alquanto remota: la direzione tributi del Comune
ritiene infatti che la sentenza della Corte di Cassazione
dell'8 marzo scorso, esprimendosi sul caso di un pensionato
per studenti svolta da un ente religioso, abbia chiaramente
stabilito che laddove esiste un corrispettivo pagato per
l'attività svolta, l'Ici debba essere pagata. Le scuole,
dunque, non farebbero eccezione, anche se il Comune ha
deciso di inviare un quesito al ministero delle Finanze
perché sgomberi il campo da ogni dubbio su questo punto. Una
domanda di chiarimenti che gli enti religiosi hanno deciso
di non sottoscrivere. «Il quesito per noi è un aspetto
secondario e comunque spetta al Comune avanzarlo - afferma
don Lorenzelli - Per quanto ci riguarda, abbiamo presentato
un memoriale con esplicite indicazioni e pareri di illustri
giuristi. Adesso aspettiamo di conoscere la risposta del
Comune».
Nel documento firmato da Mario Lela, rappresentante legale
dell'istituto Don Bosco, si sostiene che «è vero che la
maggior parte parte degli enti ecclesiastici svolge anche
attività diverse da quelle di religione e di culto, ma ogni
attività, anche se considerata commerciale ai fini fiscali,
è diretta allo scopo principale. E la sentenza stessa della
Cassazione si affretta a chiarire che alcune attività, ossia
quelle di assistenza e beneficenza, istruzione, educazione e
cultura, rientrano già nell'esenzione stabilita dalla legge
sull'Ici». Da qui la richiesta dell'annullamento dei
provvedimenti che il Comune si è finora limitato a
sospendere, in attesa dei chiarimenti ministeriali.
Il «disastro totale» paventato da don Lorenzelli è che, se
la linea di Palazzo Tursi dovesse essere confermata, dopo le
scuole toccherà anche alle case di riposo, alle comunità
alloggio, agli oratori, ai centri giovanili, ricevere la
richiesta di pagamento dell'Ici, arretrati compresi.
Per ora, gli enti ecclesiastici che hanno ricevuto la
richiesta di pagamento dell'Ici sono stati invitati dai
propri vertici a non versare un euro nella casse comunali.
Tutto lascia prevedere che, in caso di risposta ministeriale
in linea con l'impostazione di Palazzo Tursi, scatteranno
ricorsi giudiziari.
Andrea Plebe
11/01/2005
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