Caro Mauro, leggo con piacere,
condividendo l'amarezza, il tuo commento sulla separazione delle carriere dei
magistrati..leggi
Purtroppo non siamo in Svizzera (o per buona
sorte?) dove le cose sono gestite in modo oserei definire matematico: poco
spazio all'interpretazione.
Il sogno di uno Stado di Diritto, quindi, si
infrange contro l'Uomo e la sua possibilità di interpretarlo.
Ciò avviene per molteplici motivi, in Italia, ma
i punti salienti sono:
- come si diventa magistrato? Concorso! nessuna
valutazione sulle effettive capacità di analisi, sull'integrità, sulla
politicizzazione (perchè no?) sull'eventuale buon senso...
- i magistrati sono una casta? sì, o quantomeno
molti ci si sentono. Hanno sempre ragione, non sono "discutibili" misurabili
o quant'altro, e a meno di casi talmente eclatanti dove anche con le
migliori intenzioni non è possibile far nulla, difficilmente sono
"punibili". Ciò è tanto giusto quanto non auspicabile. Sono
autoprotezionisti, un po' come le forze dell'ordine. Sono importanti, il
dramma è che ci si sentono... troppo!
- gli avvocati. Giusto processo dovrebbe
significare che non si possa abusare dell'imputato in ragione del suo
status, oggi invece significa cercare l'assoluzione, o la ragione, a tutti i
costi, passando ovviamente attraverso i meandri di un codice che forse è
stato stilato a tal guisa proprio per questo. Esso non dovrebbe essere
modificato, bensì riscritto, senza lasciare appigli. Dura lex sed lex,
dicevano i romani. Oggi vale più il verbo di boskov, che diceva "rigore è
quando arbitro dice". Trasposto in forma legale, "ragione hai quando giudice
dice" a prescindere dalla legge. Il tutto passa attraverso la "dialetica
eristica" meglio illustrata da Schopenauer. Gli avvocati lo sanno, e
perpetuano tale prassi. D'altra parte essere integri non pagherebbe: un buon
avvocato è tale in funzione delle vittorie ottenute, non già se il suo
cliente ha ottenuto un giusto processo (che vorrebbe dire che un avvocato ha
vinto anche se il suo cliente è stato condannato, ma equamente).
Come tu auspichi, meglio non avere a che fare
con la giustizia. Anche nelle mie esperienze ci sono scornamenti nonostante
la ragione di premessa, al che io, come molti, preferisco non "adire a vie
legali" perchè non è dato sapere come finirà, e ti saluto "certezza del
diritto". E come affermaun tuo esimio collega di Savona, oggi è meglio aver
torto e non ragione: si parte da posizione molto più favorevole. SIC.
Angelo LESSI