A proposito dell'ex s.paolo

Leggo in questi giorni commenti e considerazioni "giornalistiche" e non a proposito del complesso nelle aree ex ospedale s.paolo.

Al di là della "soddisfazione", soprattutto del comitato spontaneo "qualsiasi cosa ma subito" che per oltre 10 anni (a proposito di subito) ha tenuto aggiornato il numero di giorni nei quali non si è fatto nulla (abbondantemente oltre 4000), che finalmente si sia deciso qualcosa (ricordo le "visite" dell'allora sindaco Gervasio), resta la delusione per la miope visione della nostra amministrazione, tesa ad accontentare contestualmente le "lobby elettorali economiche" (riprendendo il discorso della signora Turchi) anzichè, come da compito più etico e morale che istituzionale nei confronti della città, realizzare un progetto che nel tempo avrebbe potuto giovare alla città tutta (ma siamo davvero lontani dai tempi di Chabrol). Non comprendo infatti il beneficio che l'economia locale trarrà dalla trasformazione progettuale del complesso; si evincono gli interessi fini a sè stessi per gli imprenditori (pochi) coinvolti nell'affare e per il comune, ma più nel dettaglio per l'amministrazione attuale, o meglio per ciò che essa rappresenta politicamente. I savonesi saranno sempre meglio "dipendenti" delle scelte politiche di pochi, e poco o nulla sarà fatto per aumentare la loro qualità di vita, anzi.
Un vero progetto sarebbe stato quello di destinare tale area per lo sviluppo della città e la sua economia.
Ad esempio, destinare l'area a Polo Universitario.
Provate ad immaginare l'Università di Savona, in forma autonoma e non già una "depandance" di quella genovese, assurgere nel tempo a notorietà, mai avuta ad esempio da quella genovese, come quella di Urbino, ma anche senza esagerare con una valenza specialistica come quella di Padova. E ora provate ad immaginare le ricadute economiche per la città, per tutti. Quanta gente che giornalmente combatte contro le difficoltà logistiche nel recarsi a Genova preferirebbe fermarsi a Savona arrivando dalla provincia di Imperia piuttosto che da quella di Cuneo, oltre che dalla nostra? Immaginate il centro frequentato non più dai soliti "anzianotti" dediti al passeggio gratuito, ma da una bella gioventù che per sua natura è portata a "spendere"; i negozi anzichè chiudere aprirebbero, con forte incentivo dell'economia locale e non più solo "emiliana" (leggi ipercoop), con incremento della necessità di posti di lavoro. E il mercato delle seconde case? avrebbe portato ad una forte rivalutazione di tutto il patrimonio immobiliare dei singoli in tutta l'area non soltanto cittadina. Insomma, era il momento giusto per dare a Savona una sua "vocazione", partendo dal concetto che savona non è più una città industriale e non è, nè sarà,allo stato attuale delle cose, mai una città a forte valenza turistica anche per il tratto di mare antistante compreso fra due aree portuali (i turisti o si fermano ad albissola o proseguono per spotorno, al massimo vengono ad intasare il nostro traffico per comprare all'ipercoop, cioè ai savonesi toccano i disagi ma in cambio ricevono poco o nulla). Savona, quindi, economicamente parlando, cos'è? Un centro di uffici di enti pubblici? O un dormitorio per anziani, visto che i giovani se ne devono andare? Quali sono le prospettive occupazionali, la ferrania? Si è persa a mio avviso una grande occasione! E se il merito di questo "disastro" è della sinistra e dei suoi "fedeli elettori" che considero miopi in solido, considero complice anche il centro destra che avrebbe potuto, ma non lo ha fatto per eccesso di divisioni interne di carattere personalistico, porsi come alternativa valida ed efficace contro il vuoto della sua controparte

Angelo LESSI