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Genova Con le riunioni "vere" della settimana prossima
scatta il lavoro delle commissioni permanenti del consiglio
regionale. La grande abbuffata a poltrone, incarichi e
indennizzi si compie così in misura eccezionalmente più
evidente rispetto agli anni passati. Gli scranni da
commissario a disposizione, nonostante i consiglieri siano
solo quaranta, sono 104. Ciascuna delle cinque commissioni
ha dai 20 ai 22 membri, praticamente è una quintuplicazione
del consiglio, con quegli organismi che dovrebbero essere
operativi e molto più snelli dell'assemblea generale che
finiscono per essere una fotocopia dai tempi lunghissimi.
Al fenomeno contribuiscono i egual misura destra e sinistra.
L'inversione di tendenza, rispetto alla scorsa legislatura
(dal 2000 al 2005 la maggioranza era del centrodestra, oggi
è del centrosinistra), è dovuta soprattutto alla
proliferazione dei "monogruppi", ossia le strutture a
disposizione dei partiti (dotate di personale e uffici) che
di fatto risultano limitate a un singolo consigliere. E poi
l'altra spiegazione: la riforma degli stipendi dei
consiglieri (vedere tabella a fianco) non vincola più
l'appetito dei politici al gettone di presenza, ma fissa
nella partecipazione a quindici riunioni la quota per
ricevere l'emolumento mensile lordo tra gli 11.500 e i
13.500 euro a seconda della provincia di residenza. Senza
contare che il grado di presidente o vicepresidente di
commissione comporta un cospicuo aumento, così come tutti
gli altri incarichi.
A proposito, sistemate le cariche di commissione (presidente
e vice), considerati i cinque dell'ufficio di presidenza del
consiglio, i capigruppo e gli assessori, dei quaranta
abitanti di via Fieschi solo otto rimangono senza grado:
Bonello, Chiesa, Cola e Mosca dei Ds, Saldo di Forza Italia,
Paladini della Margherita, Castè di Rofondazione, Gasco
dell'Udeur-Misto. Potranno rifarsi con l'altra infornata di
poltrone che si concretizzerà tra pochi giorni: le
commissioni straordinarie. Come è tradizione, questi
ulteriori organismi arriveranno fino a cinque. Con nuovi
incarichi e maggiori possibilità di arrivare al quorum delle
15 presenze che assegna lo stipendio pieno.
Restando alle cinque commissioni, comunque, gli strappi alla
regola sono stati molti. La norma prevede che ogni
consigliere possa partecipare al massimo a due commissioni
permanenti. Invece: in primo luogo la commissione nomine è
considerata "speciale" e non permanente, quindi lascia le
porte aperte a tutti; in seconda battuta, la deroga prevede
per i "monogruppi" di partecipare a tutte le assemblee, così
come ai singoli componenti (due) del gruppo misto; infine,
l'eccezione per i "monogruppi"è estesa a quei gruppi
composti da più di un consigliere, ma che hanno un solo uomo
libero da incarichi di giunta ("Gente di Liguria").
Così. In otto riescono a portare a casa il bottino pieno,
presenti in tutte le commissioni: Patrone di Gente di
Liguria, Bianchi del Pdci, Broglia dell'Udc, Abbundo e Gasco
del Misto, Muratore di Italia dei valori, Bruzzone della
Lega, Biasotti di Per la Liguria. In dodici guadagnano tre
designazioni e soli 14 si limitano alle due presenze da
regolamento (gli resta la speranza per le "speciali").
Si vedranno i risultati. Nella passata legislatura le
commissioni sono state, più che un luogo di lavoro, il posto
in cui quasi tutte le leggi si sono impantanate (una per
tutte, quella sul commercio, mai varata in tre anni di
dibattito). Ma l'importante è marcare presenza. Si consideri
l'esempio di un consigliere residente a Genova per capire il
fenomeno: "mister x" ha uno stipendio base di 7.133, 53 euro
e un forfait per 15 presenze alle riunioni da 4.444,74 euro.
Per ogni riunione che gli manca per arrivare alle 15
presenze perde 300,02 euro: piùè iscritto a commissioni è
più facile per lui raggiungere la quota. Attenzione: se il
consigliere è pure in giunta le presenze minime possono
essere solo 10. Ma questo è un vincolo a cui solo quattro
consiglieri sono tenuti: gli altri otto assessori sono
esterni.
Giovanni Mari
02/06/2005
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