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Gli enti religiosi fanno appello all'assessore al Bilancio,
Luigi Liccardo, perché l'amministrazione comunale annulli le
cartelle di accertamento Ici inviate agli istituti
scolastici nelle scorse settimane, un'iniziativa assunta
dagli uffici finanziari che ha fatto scoppiare anche un caso
politico. L'appello è accompagnato da un ultimatum: se entro
due settimane non arriverà l'annullamento invocato da Fidae
(la Federazione istituti attività educative) e dal Cism (che
rappresenta gli enti religiosi liguri), scatteranno
iniziative di denuncia del comportamento del Comune e anche
i ricorsi al Tribunale amministrativo regionale da parte di
ogni ente.
Secondo padre Franco Moscone, presidente della Fidae, «ci
sono tutte le condizioni giuridiche perché il Comune proceda
all'annullamento delle cartelle senza dover attendere
ulteriori chiarimenti ministeriali e obbligare gli enti
religiosi a procedere con ricorsi», per i quali si avvicina
il termine di scadenza dei sessanta giorni. La novitàè
rappresentata da una sentenza della commissione tributaria
di Viterbo, che ha accolto il ricorso presentato dai
fratelli Maristi (gli stessi che a Genova gestiscono lo
Champagnat), a cui il Comune aveva imposto il pagamento
dell'Ici per la propria scuola.
Che il caso abbia anche una connotazione politica è
dimostrato dall'incontro che lo stesso padre Moscone e don
Alberto Lorenzelli hanno avuto l'altra sera con l'assessore
alla Città solidale, Paolo Veardo, ed esponenti della
Margherita in Comune e Regione. Riferisce padre Moscone:
«Abbiamo avuto dagli esponenti politici assicurazione del
loro personale impegno per accelerare la soluzione politica
del contenzioso in corso, e promessa di voler concludere la
vicenda entro i primi di febbraio». La documentazione è
stata trasmessa anche agli assessori Arcangelo Merella, Sdi,
e Roberta Morgano, Ds.
A. Pl.
22/01/2005
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