| |
|
Dieci per cento di aumento nella bolletta dell'acquedotto
per la depurazione delle acque. E' la prospettiva più
immediata che si prepara per i cittadini con la
trasformazione del Consorzio depurazione di Savona in due
società di capitali. Una si occuperà della gestione
dell'impianto favorendo l'"apertura" al capitale privato
applicando l'Iva del dieci per cento, l'altra del
patrimonio. La pratica è stata approvata l'altra notte in
consiglio comunale provocando notevoli spaccature.
Le perplessità maggiori sono costituite dalle cospicue
perdite dichiarate dal Consorzio. Nel solo triennio
2000-2002 i Comuni consorziati hanno dovuto affrontare un
continuo "ripiano" che ha assommato poco più di tre milioni
di euro. Al punto che l'assessore alle finanze, Alessandro
Nofroni le ha definite «eccezionali». Nel 2003 la cifra in
bilancio è stato di 880 mila euro e nel 2004 si è limitata a
733 mila euro. Un autentico salasso.
Le prossime tappe del Consorzio ora diviso in due società
sono l'allaccio di Finale Ligure e la probabile cessione di
quote. Nella commissione consiliare ambiente si è discusso a
lungo su quanto si sta preparando nel settore. Spesso i
consiglieri si sono trovati addirittura in una battaglia
ideologica sull'acqua, sulla sua privatizzazione, sul
diritto dei popoli ad avere l'acqua "pubblica", ma anche
sulla linea della giunta Ruggeri che sembra perseguire il
"ciclo integrato dell'acqua". Che, tradotto, significa
orientare il timone verso l'Amga di Genova. In un
emendamento presentato da Roberto Cuneo (centrodestra)
approvato l'altra sera, tuttavia, si è deciso di portare
alla discussione del consiglio ogni prospettiva di questo
genere.
«Una cautela - dice Cuneo - voluta da tutti, che impegna la
giunta alla massima trasparenza». Ma intanto i bilanci del
Consorzio pesano su tutta la collettività. Quali le
possibili speigazioni di tante perdite? «Il costo di
esercizio del depuratore di Savona - risponde Cuneo - è
quasi doppio di quello analogo preso a raffronto. E poi la
ripartizione delle perdite viene fatta a carico dei
residenti e non degli utenti reali che, per i centri vicini
a Savona sono i turisti estivi».
I cambiamenti risolveranno il problema? Al momento si sa
solo che i cittadini dovranno pagare il dieci per cento in
più per l'Iva applicata alla società di gestione.
Angelo Verrando
13/02/2005
|
|