E' Finitaaaa!!! Il tormentone delle elezioni ha
ancora il suo strascico in coda, soprattutto mediatico e di parte, ma è
finita. E "a bocce ferme" si possono cominciare a fre molte considerazioni
oggettive.
La prima, che salta subito agli occhi, è che
dopo oltre 150 anni di "unità d'Italia" l'italia di uniti ha soltanto i
confini. Sicuramente non lo sono gli italiani, divisi dai loro distinguo,
dalle sfumature sottolineate, dai personalismi esacerbati al punto da vedere
nella rissa dialetica un valore aggiunto. Decine di liste, ognuna simile
(che non significa uguale) eppure "diversa" dalle altre, in una competizione
estrema all'interno di ognuna di essa per affermare, a tutti i vari livelli,
la differenza dell'interpretazione personalistica dello stesso pensiero. E
se il sistema maggioritario ha più o meno imposto due grandi schieramenti
per la valorizzazione del voto, c'è un proliferare di "sotto partiti"
nell'ottica del rifiuto alla delega, dove ognuno vuole contare per la
differenza dell'interpretazione della vitrgola, quasi le virgole fossero
importanti ma soprattutto importassero davvero al singolo cittadino. Il
discorso, davvero ampio nelle sfumature, si può riassumere nel concetto che
non esistono più sistemi verticistichi, all'interno dei quali pare che
ognuno si senta defraudato della propria libertà, delle proprie sfumature.
Il fatto è che proprio in quanto personali tali sfumature diventano
irrilevanti. Per paragone prenderei il calcio, dove sarebbe davvero ridicolo
se ogni volta che un allenatore definisce una formazione sorgessero
movimenti a favore o contro o in alternativa ad ogni singolo giocatore. Al
di là delle simpatie o delle impressioni di ciascun singolo tifoso, i dati
oggettivi in mano all'allenatore gli impongono di prendere decisioni, che
piacevoli o meno devono essere accettate. In Italia, a livello politico,
assistiamo all'esatto contrario. Ciascuno si sente libero di fondare un
movimento d'opinione, la cui valenza poi si esprime in termini percentuali
di solito intorno allo zero virgola, e chiede poi di valere e di contare per
quello zero virgola, quasi fosse un fatto importante. E gli italiani sono
governati tenendo conto di tutti gli zero virgola, il che significa, alla
fine, che tenendo conto di tutti i distinguo si finisce per non poter più
fare nulla, o quasi. L'unico dato certo, quindi, è il disagio che ogni
singolo cittadino deve subire, dovuto principalmente alle incertezze di ciò
che è e di ciò che sarà.
Il fatto è che se tutti vogliono contare alla
fine non conta nessuno, ma nessuno è disposto a farsi da parte, a
riconoscere l'irrilevanza della sua pur valida ragione. E così si consente,
ad esempio, al sig. Occhetto, piuttosto che al sig. Sgarbi, di far valere
dei distinguo e dei personalismi irrilevanti, la pervicace insistenza di
opinioni che al, diciamo, 95% del Paese non interessano. Se moltiplichiamo
per le decine di distinguo, che a loro volta si moltiplicano ulteriormente a
livello locale (ma davvero abbiamo bisogno, a Savona a livello provinciale,
di decine di liste? ma davvero ciascuna è innovativa ed importante rispetto
alle altre?) vediamo che l'Idea di governo, politico o amministrativo, non
esiste. Esiste invece l'idea del singolo, avvallatto dai suoi (pochi)
scherani che vuole utilizzare la democrazia per imporre il potere dei pochi
sui molti. Un po', a livello nazionale, il concetto portato avanti dai vari
Craxi, Bertinotti, Boselli, Diliberto, Occhetto, Sgarbi, Rizzo, ecc...
Nelle grandi democrazie esistono i 2-3 partiti,
che discutono all'interno e ad alto livello l'interpretazione della virgola,
e che poi propongono all'elettore il loro programma, sostenuto anche da chi,
all'interno, non smette di cercare di far valere la propria opinione
interpretativa. Insomma, vince l'unità del pensiero comune. Da noi
proliferano invece le divisioni, vince l'idea del pensiero diviso.
Altra considerazione, sollevata da Cerulli e
conseguenza, anche, di quanto appena espresso è sull'astensionismo. E'
prevalente l'idea che uno o l'altro si equivalgono, proprio perchè i
distinguo sono chiari per chi li esprime ma sono davvero irrilevanti per chi
li deve valutare. E decidere per chi votare diventa un problema, per cui è
più semplice lasciar perdere. E l'italiano medio, preso com'è dai suoi
problemi quotidiani, non ha davvero nessuna voglia di prendere sul serio le
considerazioni di chi, a suo parere, non ha "altro a cui pensare". Il
pensiero subliminale nella mente di molti è "fate un po' come vi pare, che
tanto è lo stesso e per me cambierà poco". Come dargli torto, se poi nella
sostanza, in generale, è "quasi" vero?
Ultima considerazione a mio avviso importante è
tutto il bla-bla-bla mediatico. Davvero ci importa il commento di questo o
quel politico, del commentatore televisivo di turno o di chiunque altro,
teso più ad esprimere soddisfazione personale, dileggio per l'avversario
politico di turno che non a ribadire la possibilità di realizzare un
concreto programma, sempre ammesso che questo ci sia? Eppure la sera del 13
giugno, a risultati non confermati, in televisione non c'era altro. Non si
trattava quindi di informazione sui risultati bensì di informazione sulle
ipotesi. Un po' come quei programmi sportivi dove si passano ore a discutere
su ciò che succederà o succederebbe se... Aria fritta.
In appendice una nota di colore, che fa
sorridere per non irritarsi. A sentire i vari commenti da ciascuna parte
tutti hanno vinto, sottolineando la disfatta dell'avversario. Io davvero non
ci ho capito nulla. I dati vanno "interpretati" ci dicono, e tutti sono più
o meno soddisfatti della loro interpretazione. Sono davvero contento per
loro, tutti. Ma alla fine, i dati oggettivi quali sono? com'è andata a
finire? Ma soprattutto, cosa cambierà per noi?
ANGELO LESSI