Savona, 4 Agosto 2005

 

 

                               A tutti i Consiglieri  Comunali di                     SAVONA   

                               Al Presidente del Consiglio Comunale di        SAVONA                                                     

                               Al Segretario generale del Comune di             SAVONA

                               Al Prefetto di                                                    SAVONA

 

 

 

Oggetto: Scioglimento del Consiglio comunale di Savona e conseguente decadenza della Giunta.

 

Nel mese scorso, con preciso scrupolo, è stato notificato a tutti noi Consiglieri il Decreto di scioglimento del Consiglio Comunale.

Se qualcuno tra noi non lo sapeva ancora o poteva pensare qualcosa di diverso, adesso non può certo avere più incertezze: il nostro Consiglio comunale è sciolto, a tutti gli effetti.

Il Decreto che ci è stato notificato non dice affatto cosa debbano fare i Consiglieri in questa situazione, né dice chi possa essere legittimamente investito dei poteri esecutivi.

Nessuno è intervenuto al riguardo, nessuno ha detto una parola responsabile e chiarificatrice, di fronte ad una norma che, certo, non è un monumento di chiarezza.

Ora che i giochi sono stati fatti, dobbiamo essere noi Consiglieri ad interpretare la legge,  dobbiamo decidere noi.  Siamo noi i responsabili.

 

Qualcheduno sarà pronto a dire che è inutile riparlarne, che tutto è già stato esaurientemente chiarito.

Su questo io non sono d’accordo ma, soprattutto, NON è d’accordo la Città.

 La sopravvenuta notifica del Decreto di scioglimento appare fondamentale.

Al momento della nostra prima delibera riguardante la migrazione di Carlo Ruggeri in Regione, quella del 22 Aprile 2005, credevamo di essere stati esaurientemente informati su tutti i termini del problema. In realtà ci sbagliavamo: ci mancavano molte, troppe informazioni  importanti.

La prima di queste informazioni era che l’eventuale nomina di un Commissario prefettizio in luogo del Sindaco (in conseguenza delle dimissioni di fatto del Sindaco stesso) NON comportava affatto l’immediata cessazione di ogni ruolo di indirizzo e controllo del Consiglio.

Fermo restando che era sicuramente obbligatorio fare nuove elezioni comunali alla prima tornata disponibile, nella primavera del 2006,  è certo che il Consiglio poteva e doveva restare in funzione fino a quella data,  per adempiere al suo compito di indirizzo e controllo al quale era stato delegato dai Cittadini,  indipendentemente da chi fosse chiamato a sostituire il Sindaco.

D’altra parte, per quali ragioni il Consiglio comunale sarebbe dovuto essere esautorato?  Non era certo il Consiglio che era mancato al suo compito; era il Sindaco che se ne era andato, per sua esclusiva volontà!

Anche il Consiglio di Stato, nel parere 501/2001 reso al Ministero degli Interni, aveva specificato che “…essendo la vigente forma di governo degli Enti locali improntata al criterio della distinzione fra le responsabilità gestionali e quelle programmatiche, la presenza al vertice dell’Ente di un commissario non sembra possa ostacolare o precludere l’esercizio da parte del Consiglio delle competenze di indirizzo e di controllo politico amministrative ad esso intestate…”. 

Di questo parere il nostro Consiglio comunale non era mai stato informato, se non per un  intervento dello scrivente, tanto tardivo quanto vano.

Era dunque perfettamente possibile un governo transitorio basato sul Consiglio, con funzioni di indirizzo e di controllo, e su un Commissario, con funzioni esecutive.

Se invece le mansioni del Sindaco, che era stato eletto direttamente  dai Cittadini, fossero state trasmesse ad un Vice Sindaco “reggente” che non è mai stato eletto né dai Cittadini né dal Consiglio, si sarebbe concretato un forte rischio di contestazione e di ricorsi.  Anche su questo aspetto, il parere già citato del Consiglio di Stato era stato chiaro:  “… certamente può destare perplessità che poteri così incisivi, come quelli oggi attribuiti al sindaco in virtù dell’elezione popolare diretta, vengano esercitati per periodi di tempo anche considerevoli da un vicario privo di analoga investitura….”.

 

Sta invece il fatto che il governo del Consiglio con il Commissario fu rifiutato dalla maggioranza, che accettò, troppo remissivamente, le tesi di chi accampava a sua giustificazione la mancanza di formali dimissioni da parte di Ruggeri e pretendeva, di conseguenza, che fosse applicabile il comma 1 dell’art.53 del Testo Unico, già citato.    

Quella giustificazione non aveva però fondamento, in quanto l’assenza di Ruggeri NON era dovuta alle circostanze impedienti di carattere oggettivo elencate nel comma 1 del suddetto articolo (“impedimento permanente, rimozione, decadenza o decesso”), ma ad una ben precisa volontà, cui Ruggeri aveva aggiunto persino l‘ostinato e riprovevole silenzio di fronte alle ripetute sollecitazioni del Consiglio.

Il parere del Consiglio di Stato, più volte ricordato, sottolinea che   “…la legge ha manifestamente voluto evitare che l’impedimento del Sindaco si risolvesse in una moratoria nell’attività di governo dell’Ente.  Tale  deminutio si evita con la traslazione dei poteri sindacali in capo al vicesindaco, nell’ipotesi di circostanze impedienti di carattere oggettivo, e con il commissariamento dell’Ente nell’ipotesi di volontarie dimissioni dell’eletto …”

In altre parole: i poteri passano al Vice-Sindaco se l’impedimento del Sindaco è dovuto a cause di forza maggiore; passano invece al Commissario, in applicazione del terzo comma del l’art.53, se l’impedimento è dovuto alla volontà del Sindaco.

 E’ del tutto evidente che l’ostinato silenzio da parte dell’eletto (caso non previsto dalla lettera della legge) non ha alcun carattere oggettivo ed ha, sotto il profilo della volontarietà, lo stesso peso delle dimissioni.

A quel comportamento deplorevole del Sindaco doveva dunque seguire il  commissariamento.

 

         Invece siamo stati trascinati nella situazione odierna, che fa correre al Consiglio ed all’intera Città il rischio di trovarsi di fronte alla dichiarazione di nullità degli atti compiuti da un Vice Sindaco e da una Giunta che non sono legittimati a mantenere le loro cariche, con tutte le conseguenze del caso.

  C’è una sola soluzione, anche se tardiva: l’immediata nomina di un Commissario.

         Chiedo pertanto al Presidente del Consiglio di compiere responsabilmente e con urgenza i passi in tal senso necessari, nell’interesse superiore della Città.  La via più semplice sarebbe, certamente, che fosse lo stesso Vice Sindaco a dimettersi.

 Solo in questo modo la Città non correrà più il rischio di vedere annullati gli atti della sua Amministrazione.

 

A titolo personale, comunque, mi dissocio completamente da ogni responsabilità per l’eventale permanere dell’attuale situazione.  Dichiaro anche che, d’ora in poi, fermo restando il mio dovere di continuare ad esercitare le funzioni di indirizzo e di controllo, NON approverò più alcuna delibera proposta da questa Giunta.

Chiedo che copia di questa mia comunicazione sia distribuita a tutti i Consiglieri comunali e che, in applicazione dell’art.52, terzo comma, del vigente Regolamento del Consiglio comunale, mi sia concessa la parola in apertura della seduta di domani 5 Agosto 2005, per darne lettura.   Chiedo infine che il suo testo sia inserito per esteso nel verbale della seduta.

 

Ringrazio per l’attenzione.

 

                                        Il rappresentante del gruppo Noi per Savona

                                                        (Domenico Buscaglia)