Risposta a Cerulli sul caso Sirchia

Questa volta non mi ha colto di sorpresa, lo stavo aspettando! Cerulli solleva il caso Sirchia, il ticket sull'aborto, la 194, ecc....LEGGI

Con il suo commento Cerulli più radicale che liberale, ma soprattutto fuori dal mondo.
Se proprio vogliamo educare i giovani alla contraccezione nelle scuole io partirei dalle medie, e non già dalle superiori, ad esempio! Ma questi "illuminati" italiani, per riferirmi proprio ad espressioni cerulliane, vivono ancora nelle caverne se hanno ancora paura, com'è vero, di affrontare "certi argomenti" in famiglia, dove non si parla affatto di sesso e d implicazioni relative seppur si tratti di "generazioni illuminate", i 40enni, che arrivano da un periodo di risveglio giovanile (sono nella lista, e mi ricordo benissimo). Il fatto è davvero che oggi se chiedi ad un adolescente (per non dire un'adolescente!) probabilmente sarà in teoria molto preparato su come nasce un bimbo, una nuova vita, ma in pratica non saprà nulla di morale legata alla procreazione. E' questo il punto! E infatti conosco personalmente molte giovani (diciamo fra i 20 e i 30) che reputano il preservativo un'eventuale salvaguardia contro malattie, non contro la gravidanza, e anche delle prime ormai non si parla più molto (quand'è che avete visto l'ultimo avvertimento contro l'aids?). Per non parlare dei maschi, invece, cui l'unico problema è soltanto la malattia, la gravidanza non è un problema loro. L'aborto come ultima razio, ma non esclusa, se per caso la "pillola del giorno dopo" (in pratica un aborto) non ha funzionato. Fatevi un giro, a Savona, non dico a MIlano o Roma, nel reparto ostetricia-ginecologia: tutti i giorni una coda di ragazze-donne per abortire. E chi sono? non ragazzine ingenue, ma magari donne sposate, trentenni, che vivono la loro sessualità "standoci attenti" con i relativi mariti. Il problema, mal espresso da Sirchia, a mio avviso, e subitamente preso da "cerulliani" come scusa è invece proprio di carattere morale. La scienza, tanto cara ai propugnatori di (eccessive?) libertà individuali e che la usano come scudo contro l'etica morale, ha dimostrato che l'embrione è vita (va detto che i ricercatori incaricati di tale studio si astennero dal definire essere umano tale vita, rimandando ai legislatori tale compito, tant'è che la "legge" ci dice che prima del terzo mese la vita non è uomo, dopo sì, e così accontentiamo tutti e ci mettiamo in pace con la nostra coscienza e consentiamo a tutti di mettersi in pace con la loro).
La mediazione, corretta a mio avviso, è che se da una parte è giusto, nostro malgrado, consentire a chi non ha etica morale propria di vivere come meglio crede nell'ambito di una legislazione che ne limiti gli eccessi,  questo non significa approvarne la presunta giustezza, ma continuare a condannarla; a furia di approvare tali atteggiamenti assistiamo quotidianamente ad episodi di presunte legittime giustificazioni di eccessi da parte di persone che reputano davvero di avere ragione sempre in ogni loro atteggiamento, contro ogni logica razionale. Abortire è sbagliato, per quanto sia giusto (sic) consentire a chi vi ricorre di poterlo fare. Ad ogni lettore, infatti, vorrei chiedere se avrebbe reputato giusto, con il senno di poi, l'aborto di sè stesso da parte della madre, per motivi tutti suoi, o quello dei propri figli. Che ne pensa Cerulli se sua moglie avesse abortito, con conseguente assenza dei suoi figli: sarebbe stato contrario o tale contrarietà sarebbe stata lesiva nei confronti della libertà di sua moglie in quanto donna? Non voglio farne un caso personale, e sono certo che Mauro mi perdonerà il riferimento che vuole essere un esempio e nulla più, ma prorpio per far pensare "oltre"...
L'aborto non è nato ieri, si pratica sin dall'antichità. E poichè, come dicevo prima, ciascuno "deve" essere libero di agire secondo propria coscienza, è giusto ci sia una normativa che glielo consenta, anche per evitare le "mammane" o l'indebito arricchimento di medici che praticherebbero l'aborto nel nome della scienza e della libertà, ma soprattutto per il proprio portafogli. Ciò non significa portare l'aborto a leicità morale, nè può permettere il dileggio di chi, istituzionalmente, deve saper coniugare etica e libertà individuale.

Angelo LESSI