Caso albenga- le considerazioni di un lettore

Uomo libero pubblica l'email di un lettore che a loro dire è molto informato sulla politica locale  ingauna, me ne rallegro.

Al di là delle considerazioni legate a suo tempo al congresso, oltre al piacere di sapere che all'epoca le iscrizioni salirono alle stelle (al momento attuale a Savona risultano 13 iscritti contro i 300 della gestione Miele), non credo proprio che fu tale a fatto a "costringere" Franco Orsi a rinunciare ad un proprio uomo a capo della segreteria provinciale del Partito (non credo proprio, in assoluto, che si possa costringere Orsi a fare o non fare qualcosa); semmai, a fronte di opportunità politica, avrà valutato una situazione e deciso di conseguenza (senza i voti di tessera, nonostante i voti "pesanti", non si vince, si vede che Oliva ne aveva di più, o che per Franco la cosa non era così importante, se no li avrebbe avuti). Definire poi "tragico" un congresso democratico solo perchè la propria fazione non ha vinto mi sembra esagerato, soprattutto alla luce dell'unità di intenti susseguente, dimostrata anche non solo da una gestione "pacifica" e unitaria tra lista vincente e perdente della segreteria provinciale, sia, ad esempio, sul caso Albenga in questione, dove la segreteria locale, unita, ha preso una decisione e i consiglieri di entrambe le aree di influenza hanno aderito senza polemica alcuna.
Usciamo però dalla questione locale, che conosco poco come premesso nella prima considerazione, e andiamo oltre le correnti di appartenenza.
La valenza del fatto pone all'attenzione la considerazione, ovvero la messa in discussione, di un' assioma finora intoccabile all'interno del partito, e cioè che fosse appunto il partito degli eletti, anzi a questo punto dire degli Eletti.
Dopo 10 anni una svolta, perchè in questo lasso di tempo si è potuto dimostrare che così non può funzionare.
Fino ad oggi gli Eletti hanno sempre avuto in mano le carte per poter "ricattare" le segreterie, cioè il Partito, cioè gli elettori, forti di un consenso "popolare" interpretato come consenso personale e non già per il partito.
Talvolta può anche essere, ma una cosa non prescinde dall'altra, semmai il contrario.
Voglio dire che in teoria il Partito, unico a decidere i candidati, può candidare "chiunque" e questo riceve il suffragio popolare riservato al Partito, non alla persona; la valenza individuale può incidere per raccogliere su di sè tale consenso, che è e rimane comunque per il Partito. Per contro, se una persona è così "forte" potrebbe farsi allora una sua lista, salvo poi scoprire di non poter inserire nessun consigliere, a volte neppure sè stesso, perchè tolti eventuali consensi personali non c'è altro, non ci sono i numeri "proporzionali" affinchè  il suo consenso personale possa valere alcunchè  (salvo eccezioni in realtà ben definite, ma le eccezioni non fanno testo).
Se a qualcuno capiterà, come a me, di essere rappresentante di lista in un'elezione scoprirà quanti (la maggior parte) sono i voti di lista senza preferenze, soprattutto nella nostra area (a sinistra funziona un po' diversamente), cioè la crocetta sul simbolo di F.I. e nient'altro. La forza del voto dell'Eletto, quindi, gli deriva principalmente dal voto di lista, non il suo, la gente lo sceglie in funzione del partito di appartenza, al limite anche, non per lui.
Il caso Albenga, quindi, rappresenta un riappropriarsi del Partito della sua valenza, contro una serie di vessazioni subite dagli Eletti, ricatti e ricattini, bizze e  quant'altro. Stranamente, sono proprio le persone a maggiore valenza individuale quelli che non ne fanno (Franco Orsi, o Peitro Oliva, o Roberto Schneck sono persone dalla forte valenza elettorale personale, ve li immaginate mentre sottolineano la cosa a fronte di pretese personali? ma dai...) perchè è normale che non abbiano bisogno di chiedere nulla. Sono proprio quelli che valgono meno che hanno bisogno di "smanacciare" per avere qualcosa in cambio.
Non parliamo poi dei voti uninominali, dove la valenza personale in proporzione, sottolineo, è irrilevante (leggi elezioni provinciali o nazionali), è il Partito il catalizzatore, salvo eccezioni, come al solito.
La questione sollevata con il caso Albenga, quindi, non è se ha ragione Zunino o Schneck, se vince la linea Orsi o quella Oliva, se si dà ragione a una parte o all'altra per riconoscenza politica, elettorale o semplice simpatia, ma se Forza Italia è il partito degli Eletti o degli Elettori, siano essi i cittadini o gli iscritti al Partito. Propendo per la seconda, pur essendo, nel mio davvero piccolo, parte dei primi.
Infine, a fronte dell'accusa a Schneck di aver agito "solo" per interessi personali (se fosse "anche" non ci troverei nulla da ridire) allora non capisco la posizione del sig. Tolmet (mi scuso se sbaglio a scrivere, non lo conosco e ne ho letto il nome una volta sola) esponente dell'Udc di Albenga (se non sbaglio è delegato cittadino) e consigliere comunale di maggioranza uscito appunto da tale maggioranza ed in linea con la decisione della segreteria di F.I.  Quali sono i suoi interessi personali? Se fosse vera tale tesi, quale miglior occasione per l'Udc  albenganese di "prevalere" sugli alleati più forti e porsi come riferimento per l'amministrazione? Eppure la sua decisione non è stata sconfessata nè dal sig. Ronchi nè dal sig. Adolfo, esponenti provinciali e regionali dell'Udc.  Ripeto, su  Albenga non so nulla, eppure questa concomitanza mi dà da pensare sulle reali ragioni del fatto accaduto.
Ma abbandonando la questione locale, semplicistica per la considerazione di base, resta il fatto che la linea del Partito ha avuto una svolta: le segreterie, chiunque le "detenga" hanno il diritto di dire la loro sull'operato degli Eletti e di agire di conseguenza, contro la tendenza precedente a subirli. Tutto qui.
Può sembrare riduttivo, ma le valenze sono enormi.

Angelo LESSI