Caso Albenga - Forte segnale di Svolta all'interno del Partito

Ad Albenga è in atto una vera rivoluzione, sotto tutti i punti di vista, sulla gestione politica del Partito e dell'amministrazione comunale.

I fatti. Il Coordinamento Cittadino, che vorrei ricordare è composto da membri di 2 liste (contro la solita lista "bulgara") che si sono confrontate fino all'ultima scheda e che hanno visto prevalere quella riconducibile a Schneck contro quella riconducibile a Franco Orsi proprio sul classico filo di lana e che alla fine hanno saputo mettere via i pensieri di corrente e hanno lavorato unitariamente, ha deciso di mettere in mora l'attuale sindaco di  Albenga,  Zunino.
Nella riunione del coordinamento cittadino, infatti, all'unanimità è stato deciso che ForzaItalia esce dalla maggioranza in quanto il sindaco, indipendente, non è disposto a confrontarsi con il partito che lo ha fatto eleggere nè, pare, a mantenere il patto con gli elettori, vale a dire il programma per il quale è stato eletto; 3 consiglieri (di corrente orsiana) sono già usciti dalla maggioranza, gli altri 4 non ancora, e sul loro operato Forza Italia deciderà come regolarsi; i consiglieri "uscenti" affermano infatti che il cittadino elettore viene prima della carica acquisita, ma soprattutto, in quanto candidati dalla segreteria, sono ligi agli "ordini di scuderia" nell'interesse del Partito prima del proprio.
Il coordinatore Provinciale, al quale vanno i complimenti, ovviamente ha avvallato la decisione del Cittadino, riconoscendogli il ruolo voluto dagli iscritti che lo hanno votato, soprattutto perchè il sindaco, nonostante porti una maggioranza al Partito, non è di Forza Italia (altrimenti il suo ruolo sarebbe stato di mediare a telecamere spente); il Regionale ha invece optato per una soluzione alla Ponzio Pilato, almeno per il momento.
Questo fatto, il primo in Liguria dalla fondazione 10 anni fa di Forza Italia, solleva analisi localistiche e politiche; non conosco la realtà di Albenga e quindi non ho considerazioni al riguardo, ma a livello politico la grande novità è evidente: finalmente si esce da schemi di parte interessata a livello personale e si comincia a ragionare a livelli ben più superiori.
Al di là del fatto che gli interessi "privati" nel fare politica sono giusti e legittimi, questi devono assolutamente venire dopo quelli del Partito, e non viceversa come pare sia sempre andata fino ad ora; quante scelte sono state nel tempo dettate da analisi "diplomatiche" per far quadrare il cerchio o tappandosi il naso per interessi privati a discapito di quelli del Partito! Esempi ne abbiamo a bizzeffe: da nomine per simpatia a detrimento di qualità e competenza, a "sopportazione" di bizze e concessioni personalistiche per timore di perdere voti o consensi, o potere. Il dilemma, risolto non sempre in modo ottimale, è sempre stato se "perdere con gli uomini giusti o vincere con quelli sbagliati" mentre la terza soluzione, quella di vincere con gli uomini giusti, non viene quasi mai presa in considerazione, nel timore della prima ipotesi.
Per chi ha sempre dovuto vedere e subire simili situazioni il "caso Albenga" è lo spiraglio di luce che si attendeva.
Compito del Partito, e nello specifico del coordinamento locale, è proprio quello di mettere prima di tutto e davanti a tutto gli interessi di Forza Italia, che ricordiamo non è un'entità astratta ma l'espressione di cittadini che si riconoscono in tutto o in maggior parte nei valori che esprime; il cittadino che vota Forza Italia in termini di candidati all'amministrazione o alla gestione locale del Partito hanno il diritto che gli eletti ne salvaguardino gli interessi per i quali essi hanno ricevuto delega. Non si può nè si deve più permettere a "personaggi" di usare questo mezzo esclusivamente o prioritariamente per soddisfare interessi ambizioni e velleità personali!
E questo deve funzionare in entrambe le direzioni: il Partito deve poter decidere se gli eletti sono riconducibili ad esso anzichè "subire" i loro comodi, e questo sarà possibile soltanto se si eleggeranno coordinamenti in grado di candidare persone riconducibili al Partito anche se talvolta l'indipendente sarà la scelta migliore, e non dovrebbe più accadere che candidati "disconoscano" la segreteria locale, segno che a monte gli eletti di entrambe le postazioni sono stati scelti in forma utilitaristica e non con le giuste considerazioni.
Il Caso Albenga diventa quindi caso emblematico: il coordinamento decide che la situazione politica è a questo punto insostenibile, si ritira dal sostenere quindi una maggioranza politicamente non "allineata" (mi si passi il termine, un po' forte, in senso lato, ma non me ne viene uno più consono) e i consiglieri si adeguano, superando gli interessi personali.
In tal senso, quindi, ben vengano le dimissioni di Astengo, a Savona; se un coordinatore non è più in grado di gestire i membri del partito anche a livello di amministrazione locale e non è in grado di condurre i giochi all'interno della sua area di influenza è giusto si faccia da parte, perchè ha fallito nel suo incarico principale, e con lui tutta la sua squadra.
L'augurio auspicabile è che sia quello di Savona sia quello, opposto, di Albenga non siano casi isolati, ma che diventino un esempio da seguire nell'ottica non già della gestione del potere da parte del partito e dei suoi membri più autorevoli bensì del sincero interesse per la collettività.

Angelo LESSI