ARTICOLO 40
Non vorrei ancora tornare nel merito di una legge
sulla quale ho già parlato e della quale, per motivi opposti ad esempio a
quelli di Cerulli, non mi accontenta.
Parlando però della famiglia, vorrei rifarmi
all'istitutore della stessa, parlando non già in termini clericali (si sa
già che sono anti) nè in termini religiosi di accezione comune, ma da
"laico" che "crede".
La "norma" prevede che per famiglia si intenda l'unione
di un nuovo nucleo composto da 1 uomo e 1 donna seguendo anche quello che è
la prassi accettata da "cesare".
Ad esempio, il matrimonio fra gli schiavi neri negli
stati uniti era sancito dal "salto della scopa" e considerato dagli stessi e
dalla "comunità" un matrimonio effettivo.
Oggi lo Stato Italiano considera "famiglia" chi dichiara
tale intento di fronte ad un suo funzionario (con buona pace del matrimonio
religioso che da solo non è riconosciuto); nel tempo è divenuta prassi
accettabile anche la famiglia di fatto, all'interno di certe regole.
E questo è. Tutto il resto sono considerazioni personali,
opinabili, e nulla più. Ben fanno, quindi, i nostri legislatori, a tenere
conto di questo anche nell'applicazione delle norme sulla famiglia, nel
fornire supporto ed assistenza, e quant'altro. Per citare un termine caro a
Cerulli, "dura lex sed lex". Tutto sommato è una regola che la nostra
comunità, attraverso i suoi rappresentanti, si è data, e a nulla valgono le
considerazioni "di parte" di quella minoranza che vede la cosa in forma
diversa e vorrebbe che fosse regola per tutti. Mi riferisco, ad esempio, ai
matrimoni gay, che la nostra comunità a larga maggioranza considera
inaccettabile. E non è una considerazione clericale. Non si può pretendere
di porsi fuori dalle regole per interesse, anche leggittimo, perchè no?,
personale e poi invocare le regole a propria salvaguardia. Al limite, si
potrebbero cambiare le regole; la cosa mi spiacerebbe ma dovrei accettarla,
se desidero ancora vivere in questa comunità. Abbiamo già visto che
"forzature" in tal senso in questo caso non sono state funzionali.
Nell'attesa, mi auguro invana, resta la libertà di ciascuno di esprimere il
proprio punto di vista, senza però pretendere di avere la "verità".